L'Editoriale

»  23 dicembre 2010 - Che belli

Cagliari - Che belli, ieri, gli studenti nelle città italiane. Va bene, se n'è parlato meno della settimana scorsa: poca violenza fa meno notizia. Però li avete visti? In jeans a fine giornata dal presidente della Repubblica, in quei palazzi dove si entra vestiti in certo modo e seguendo un cerimoniale prestabilito e rigoroso. Loro no, e non perché rifiutano il protocollo: semplicemente ci sono arrivati dopo una giornata in strada, a manifestare ancora una volta – quante, negli ultimi due anni? – il loro dissenso contro una riforma che bocciano senza appello mentre al Senato si fa di tutto per promuoverla.

Ecco, quell'incontro con il presidente Napolitano è la sintesi esatta della loro mobilitazione. Fatti al di là delle parole, poche cerimonie e molta concretezza, sorpresa contro le etichette. Una risata vi seppellirà, diceva una volta un certo Bakunin. Ecco, ieri gli studenti sono tornati a usare l'ironia.

L'avete vista la foto di Palermo? Insieme a Milano è l'unica città in cui manifestanti e forze dell'ordine sono venuti a contatto: piccole tensioni, niente di quanto accaduto a Roma appena otto giorni fa. Quella foto ferma il movimento di uno scontro tra poliziotti e studenti e però ritrae anche, immobile, un ragazzo vestito secondo la più classica rappresentazione della morte: mantello nero e falce. Una poesia in un fotogramma. E le foto e i sorrisi sulla porta del Quirinale, in mezzo alle guardie scelte del capo dello Stato? Andate a vederle, se potete: non ne troverete molte altre, così, nella storia della Repubblica.

Una risata vi seppellirà. Basta qualche sorriso, a volte, o le mani dipinte di bianco. Al diavolo i tentativi di fomentare violenza di Maroni, Alemanno, La Russa e Gasparri. A quel paese gli arresti preventivi e il daspo dagli stadi alle strade. 'Fanculo agli appelli ai genitori perché tenessero i loro figli in casa, che in piazza ci sarebbero stati “potenziali assassini”. La zona rossa? Chi se ne frega, tenetevela voi: ché loro sono andati in periferia, sulla tangenziale, nei quartieri dimenticati a prendersi quelle strade e quelle piazze che dai Palazzi neanche si vedono. E pure gli applausi e la solidarietà degli automobilisti incolonnati e fermi proprio per la loro manifestazione. Scusate per il disagio, gli hanno detto; e quelli: bravi, andate avanti, che per i regali di Natale c'è sempre tempo.

Dicevano, durante la manifestazione, “ce ne andiamo a L'Aquila”: in quella città che questo governo ha dimenticato dopo le grandi promesse post-terremoto. Segno che dalle Università il paese si vede molto meglio che dal Palazzo. Invece poi il corteo lo hanno bloccato: alla Sapienza, mentre loro erano in strada, è morto Mohammed, un giovane tunisino che lavorava alla ristrutturazione di un'ala della cittadella universitaria. Un'altra morte bianca. Mentre il governo dice che la sicurezza sul lavoro “la pretende chi si vuole bene” – pretendere? – e mentre lì dentro discutono sulla Prestigiacomo che lascia o no il PdL, mentre il Pd sceglie o no di svoltare al centro, ecco, gli studenti danno un'altra lettura del nostro Paese. Ce n'è uno migliore, l'hanno fatto vedere: e non saranno loro ad ammazzarlo.

(E' una certezza che noi di Amentelibera.it abbiamo sostenuto dall'inizio, ed è quella con cui ci fermiamo per qualche giorno: per ripartire, all'inizio di gennaio, da storie come la loro. E' l'occasione per i nostri auguri: per qualunque cosa vogliate, ce ne sarà bisogno).

Marco Murgia